Il guaio è che un giorno, improvvisamente, mentre nuotavo beato in quelle acque calde, ecco che quel nido accogliente in cui stavo crescendo comincia a svuotarsi sempre di più fino a lasciarmi definitivamente all’asciutto! Non vi dico il mio disappunto…ma come ?! Che scherzi sono ?!

Fuori sentivo grande agitazione: la mamma ed il papà erano piuttosto preoccupati per l’accaduto! Via…di corsa all’ospedale! Io e la mamma siamo rimasti lì, immobili ed in ansia, per ben due mesi, mentre dei signori con il camice bianco si affannavano per cercare di riempire di acqua, con degli agoni spaventosi, la pancia della mia mamma… ma non era più la stessa cosa: più che nuotare annaspavo!!!

E un giorno hanno deciso di farmi venire al mondo, anche se mancavano ancora ben 3 mesi… E così in maniera un pò traumatica sono nato. Certo i mesi successivi sono stati difficili: mi hanno messo dentro una scatola di plastica con un tubo nel naso per mangiare, uno in gola per respirare e tubicini sulla testa per le medicine… ma che modi sono questi? Comunque mi veniva anche un pò da ridere perché ero proprio buffo… pieno di fili dappertutto, con un berrettino rosso sulla testa ed una lucina attaccata al piedino: sembravo un albero di Natale!

Bè, in effetti sono nato troppo piccolo, un gattino spennacchiato di 800 grammi, ed è stata dura andare avanti. Dopo qualche tempo però sono riuscito ad abituarmi a quella condizione scomoda, anche se ovviamente avrei preferito le braccia confortanti della mia mamma ed il suono dolce della sua voce invece di quei BIP continui e martellanti… altro che ninna-nanna! Per fortuna la mamma ed il papà venivano a trovarmi tutti i giorni e mi coccolavano con carezze e dolci parole… quanto è stato importante per me!

E così, tra un intervento e l’altro nel tentativo di far funzionare al meglio il mio esile corpicino, sono rimasto in quella scatola per ben 5 mesi… che noia!

Io però adesso quel periodo lo ricordo a malapena ma sò che per i miei genitori questo tempo è stato eterno e che tutto quello che è accaduto li ha segnati profondamente… Comunque ecco che un bel giorno, mentre mi facevano il bagnetto mattutino, sento i medici parlare tra loro e dire: “Domani Antoine potrà andare a casa”.

Cosa? Domani? Ma domani è il compleanno della mia mamma… che bella sorpresa le farò. Sarò il più bel regalo della sua vita!!! E così eccomi a casa: che meraviglia… coccole, baci, abbracci e… tanta musica… tantissime meravigliose note musicali al posto dell’incessante BIP dei macchinari della Terapia Intensiva. E la musica è rimasta nel tempo il mio hobby preferito, anche considerando il fatto che i miei occhi non vedono e che la musica in questi anni ha riempito più facilmente le mie giornate. Certo, ormai vado a scuola, mi tocca pure studiare sodo e per la musica ho un po’ meno tempo. Però con il mio maestro Fabio prendo tante lezioni di pianoforte, perché da grande voglio diventare un vero musicista proprio come Manu Chao, il primo cantante che mi ha fatto scoprire il ritmo e il piacere della musica!

Un abbraccio ed un in bocca al lupo a tutti i prematuri del mondo,