Progetto “Genitori Appena Nati”: Un servizio psicologico per le famiglie dei nati prematuri
a cura del Centro Specialistico di Psicologia Medica (Dottoressa Francesca N. Vasta, Dott.ssa Raffaella Girelli) consulenti dI Genitin Onlus

Perchè?

Diventare genitori di un bambino che nasce pretermine in condizioni organiche critiche è una esperienza difficile, segnata da sentimenti di forte disagio personale che, in alcune circostanze, possono ostacolare il normale sviluppo della relazione di attaccamento con il neonato. Molti sono i sentimenti e gli eventi traumatici che, in questi frangenti, possono sovrapporsi: le paure dei genitori circa le condizioni di salute del bambino, i timori sui suoi handicap futuri, la difficoltà di stabilire una relazione fisica con il neonato precocemente sottoposto a terapie intensive, la difficoltà di essere testimoni della sua sofferenza.

Momenti di così grave stress rendono spesso difficile comunicare e condividere all’interno della coppia e della famiglia i pensieri e le preoccupazioni sollecitate dalla situazione clinica. Stretti nella morsa di paura e solitudine risulta enormemente faticoso continuare ad attingere in maniera adeguata alle risorse di sostegno coniugali, familiari e sanitarie. Sentimenti di disorientamento e rabbia possono, se non adeguatamente contenuti e compresi, sfociare in difficoltà con gli altri, col coniuge, e generare tensioni e conflittualità nella relazione con l’équipe curante proprio nel momento in cui il massimo sforzo dovrebbe convogliare le energie fisiche e mentali nel fronteggiare la situazione di emergenza. La creazione di uno spazio psicologico di ascolto e riflessione sull’esperienza di una nascita difficile vuole essere una risposta, anche preventiva, all’insorgere di queste specifiche difficoltà. In sintesi, si mira ad aiutare i genitori nei momenti di crisi a sostenere ed aver cura del proprio sentimento di essere famiglia, a stabilire una adeguata relazione affettiva e di accudimento con il figlio e a rispondere efficacemente e costruttivamente al percorso del proprio bambino.

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Il lavoro psicologico con la famiglia: alla nascita, nel periodo del ricovero, al rientro a casa
L’incontro da parte del genitore con il figlio nato prematuramente, in condizioni mediche molto variabili l’una dall’altra, ricoverato in un’area sanitaria cosiddetta “critica”, richiede un accompagnamento e un sostegno specificamente pensati e progettati sul piano della professionalità psicologica.

Come abbiamo documentato, nella nostra esperienza in Terapia Intensiva Neonatale, il supporto psicologico ai genitori nell’assunzione della propria funzione di accudimento e di sostegno alla crescita per il figlio prematuro si è rivelato sempre utile, nei termini di prevenzione primaria, stante la natura potenzialmente traumatica per le famiglie dell’evento “prematurità”.
In alcuni casi, tale supporto si è reso altresì necessario e richiesto dallo stesso personale medico (livello di prevenzione secondaria: quando sono emersi segni di particolari difficoltà da parte dei genitori nell’attraversamento della situazione traumatica in atto, tali da compromettere la costruzione della relazione genitori-figli in questa delicata ma importantissima fase di prima conoscenza reciproca).

Metodologia

• Un primo spazio di lavoro psicologico consiste nell’incontro preliminare fra gli psicologi, i genitori e il figlio ricoverato alle incubatrici. In questa situazione, rivolta a tutti i genitori, gli psicologi: si presentano e presentano ai genitori il servizio di sostegno psicologico finanziato da Genitin per le famiglie; raccolgono la “storia” della gravidanza (e tutto quello che precede l’avvio della gravidanza, un percorso che nella nostra esperienza in molti casi abbiamo riscontrato essere stato non agevole, già di per sé bisognoso di sostegno), nonché il racconto del parto prematuro, aiutando così i genitori a “riorganizzare” nella mente gli eventi che nelle loro vite si sono succeduti nelle ultime settimane – a volte, improvvisamente, nelle ultime ore – arrecando con sé spesso vissuti traumatici, stati di disorientamento e/o di grande sconforto.

Dobbiamo sottolineare che ancora la rappresentazione sociale della prematurità non risulta né “ampia” né “realistica”, dunque tali vissuti restano per i genitori spesso senza possibilità di essere raccontati alla propria rete familiare e sociale, e, a maggior ragione, non potendo essere “depotenziati” attraverso un’adeguata condivisione emotiva, possono “bloccare” il genitore nel proprio avvicinamento (fisico e/o affettivo) al figlio prematuro e ricoverato. Dunque, la creazione alle incubatrici, accanto al figlio, di un primo spazio di ascolto psicologico ha lo scopo proprio di salvaguardare “sul nascere” la relazione primaria genitori-figli e la costruzione da parte dei genitori della propria insostituibile funzione nel processo di cura del piccolo ricoverato. Questo elemento – la vicinanza affettiva del genitore – è una variabile significativa – seppure certamente non l’unica – ai fini del progredire del figlio verso la dimissione.

• Un altro intervento (potremmo definirlo di secondo livello) consiste nei colloqui di sostegno psicologico alle coppie, a cadenza settimanale, nella stanza dei colloqui del reparto, per una durata variabile a seconda delle situazioni, fino alla dimissione del bambino. In questi colloqui, viene curata anche la fase di dimissione, che, seppure tanto attesa, non è esente da specifiche paure che è importante affrontare prima che il genitore e il bambino siano a casa (Vasta, Girelli, & Aprea, 2013).

• Un altro spazio specificamente dedicato ai genitori è quello del gruppo di ascolto. L’obiettivo è quello di creare una rete di relazioni reciprocamente supportive tra i genitori e di offrire un luogo in cui potersi liberamente confrontare sulle paure, i dubbi, le difficoltà che incontrano durante il ricovero, ma anche sul poter condividere i progressi dei bambini e costruire una speranza comune, che come tale, spesso può aiutare a sostenere quella (necessariamente) più flebile del singolo genitore.

• Il lavoro psicologico con la famiglia nel “dopo TIN”: il “dopo TIN” contiene implicazioni emotive importanti per i genitori che, una volta a casa, si trovano ad occuparsi della salute e della crescita dei bambini. Spesso, abbiamo riscontrato quanto sia proprio in questa fase che alcuni genitori iniziano a sentirsi disorientati e preoccupati di non essere “all’altezza” di seguire il loro bambino. Per questa ragione, a tutti i genitori che ne fanno richiesta, viene garantita la possibilità di essere seguiti anche dopo le dimissioni con percorsi di sostegno a tempo limitato.

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